Siamo agli inizi del XVII secolo nell’antico terziere di Romanisio, nella parte sud occidentale di Fossano, un borgo fondato nel 1236 da una lega di città guelfe che si costituì per combattere la città di Asti, su una terrazza sulla riva sinistra del fiume Stura, in una posizione strategica per i traffici tra Piemonte e Liguria.
Fossano in quel secolo ha già poderose mura, ha ricevuto nel 1566 – dal  Duca di Savoia – il titolo di Città e il motto “Fidelitatis insignia”, conta ormai circa 10.000 anime ed è anche divenuta, nel 1592, sede di Diocesi in cui risiede il Vescovo.
In questo teatro di splendidi Palazzi, poderose fortificazioni e  numerosi edifici religiosi arrivarono i Padri Agostiniani di Lombardia che si stabilirono qui nel 1618 (come riferito dagli storici locali G. Muratori nel voluni del XVII sec. e Paserio).
È una storia lunga più di quattrocento anni, poco conosciuta e studiata ma raccontata dagli stucchi, dalle pitture, dagli intarsi in legno, da pochi e preziosi manoscritti conservati negli archivi della Cattedrale di Fossano e dell’Archivio di Stato di Cuneo, dalle cronache raccontate dagli storici locali Muratori e Paserio e dalle visite Pastorali, dagli affreschi, dalle geometrie e dai materiali usati per la costruzione dell’edificio.
Tre secoli interessano particolarmente il Palazzo e la Chiesa: nel XVII sec. i Padri Agostiniani di Lombardia si stabiliscono fondano la Chiesa e il Convento in un contesto in cui erano già presenti numerose case nobiliari. Gli Agostiniani sono attivi a Fossano lungo tutto il XVIII sec., periodo in cui  viene ampliato il complesso conventuale sia verso “levante” che verso “ponente” (sul lato di Palazzo Righini) e proliferano opere d’arte – che si sono in gran parte conservate intatte – commissionate dai Padri agli artisti attivi in quegli anni. Nel XIX secolo i Padri Agostiniani hanno ormai lasciato il Convento e la Chiesa, dopo la soppressione degli Ordini monastici ordinata dal Governo Francese nel 1801.

Le loro proprietà sono frazionate e vendute, la Chiesa è utilizzata come magazzino e gli edifici contermini sono alienati come dimore.
Il Palazzo, che probabilmente pre-esisteva almeno in parte al Convento diventò, forse in questi anni, dimora dei Conti Celebrini e poi, agli inizi del XX sec. dei Baroni Righini di San Giorgio, il cui stemma con la corona a dodici perle, i due leoni rampanti e il giglio francese, è ancora oggi visibile nell’antico portone di legno all’ingresso. Il restauro del portone ligneo del Palazzo ha messo riportato alla luce un’ulteriore stemma intarsiato in legno posizionato esattamente sotto lo stemma dei Baroni Righini. Si tratta dello stemma della famiglia Folchi, presente a Fossano nel XVI secolo, stemma raffigurato in alcune tele dei Benefattori conservate al Museo Diocesano.
Nel 1845 la Confraternita della Misericordia, che all’epoca era insediata in un edificio esattamente di fronte a Palazzo Righini, acquista la Chiesa dell’ex convento di Sant’Agostino.
La Confraternita avvia un importante cantiere che si completa in pochi anni: rinnova gran parte della decorazione, esegue dei lavori di adattamento del presbiterio alla celebrazione della Passione di Cristo (su un palco inclinato si esponeva la Statua dopo la processione del Giovedì Santo) e realizza un nuovo castello di campane nell’antico campanile.
Oggi la Chiesa è stata messa in sicurezza e restaurata in gran parte ad opera della proprietà di Palazzo Righini. Anche il visitatore più distratto sarà colpito dalla sua bellezza, da alcuni elementi della decorazione colta e ricca di simboli che richiama al periodo Agostiniano e dai giochi di luce Seicenteschi, opera probabilmente di Giovenale Boetto, che attraggono l’attenzione nel percorso che dall’esterno conduce, varcata la soglia, al luminoso e scenografico Baldacchino traforato sul Sancta Sanctorum.

Questo più di tutto si conserva dell’epoca in cui gli Agostiniani abitavano il convento, insieme ad alcune opere tra cui il prezioso organo e alcune sculture lignee del XVIII sec., il bell’altare in pregiati marmi policromi e il coro ligneo in 13 cattedre perfettamente integro.
L’esterno della Chiesa è monumentale, specie in rapporto alle proporzioni della strada antistante, ma anche sobrio, composto da un ordine di due lesene con capitelli dorici di proporzioni giganti, che corrispondono circa alle dimensioni della navata centrale. Dei tre antichi ingressi se ne conserva solamente uno, quello centrale,  sopra il quale è collocato un affresco di San Giovanni Decollato a cui la Chiesa è dedicata.
Varcata la soglia ci si trova in un ambiente a tre navate in cui la navata centrale è dominante, ampia e coperta da un “leggera” volta a vela. Ai lati le due navate sono più basse, scandite da imponenti colonne che suddividono le cappelle laterali, adorni di stucchi che rappresentano gli emblemi agostiniani. In fondo alla navata laterale destra si trovano la sacrestia e la cella campanaria.
La Chiesa è inoltre ricca di una decorazione realizzata nel XIX sec. da artisti monregalesi come Francesco Toscano e Carlo Quadrone che realizzano, insieme ad altri stuccatori, falegnami, piccapietre e decoratori le cappelle laterali e il ciclo decorativo di quattordici figure che tramandano a noi il culti di Santi e Beati proprio degli Agostiniani e della Confraternita della Misericordia.
Il cantiere di restauro, seguito personalmente dal proprietario, ha riportato alla luce innumerevoli bellezze: una Sala delle feste completamente decorata, un soffitto a cassettoni del ‘700, un affresco sulla volta dello scalone monumentale dedicato ai 7 cori angelici (appartenuto all’Antico Convento di Sant’Agostino), un caveau sotterraneo che nascondeva i tesori dei Baroni Righini di San Giorgio e ora custodisce preziosi vini, e mille altri piccoli gioielli storici.